Matilda
Tutti i diritti riservati - Idea e testo di Giuseppe Bonacini - bonacini46@gmail.com
"Menzione Speciale alla XVII edizione del Concorso Europeo per il teatro e la drammaturgia Tragos per la sezione "Atti Unici" (Milano - Piccolo Teatro 26/02/2024)
Premessa
Da bambino, osservando il dipinto dello scontro fra gli eserciti di
Matilde e di Enrico IV nella chiesetta della
‘Madonna della battaglia’ e assistendo ai primi ‘cortei storici’ di Quattro
Castella ho sognato di essere un soldato di Canossa. Questo testo è il sogno di
un bambino che da adulto scrive una favola davanti alle tante tracce, segni,
luoghi matildici e rievocazioni di cui è custode il nostro territorio. Per le vicende dei Canossa e gli avvenimenti storici ho fatto
riferimento, in particolare, al saggio di Paolo Golinelli “Matilde e i Canossa” - Editore
Camunia - (1991). Matilde di Canossa è una figura di primo piano nella storia d’Europa ma
nel contesto dell’epoca e nella condizione femminile di quel tempo, la sua
statura appare straordinaria. Gli ideali in cui credeva fermamente, soprattutto la sua fede in Dio,
furono la direzione ed il fine di tutta la sua vita pubblica e privata. Alleata del Papa Gregorio VII° non esitò a combattere l’imperatore, che
pure era suo cugino, deciso a ridimensionare il papato. Matilde di Canossa offre spunti di racconto per gli innumerevoli
aspetti che hanno caratterizzato questa figura capace di intuizioni in campi
allora interdetti alle donne (come l’arte della guerra,..) e di testimonianza
personale di grande rigore. Matilde si ritirò in convento per morire e lascerà
i suoi beni personali ai poveri. Giova ricordare che la Chiesa Cattolica ha avuto il grande merito di
onorare Matilde di Canossa traslando il suo corpo nella Basilica di San Pietro
in Roma (prima donna né santa né beata sepolta accanto ai Pontefici).
Gli avvenimenti
- La terza discesa in Italia dell’esercito imperiale di Enrico IV (1090 / 1092) per risolvere sul campo di battaglia le storiche divergenze con il Papa e liquidare una volta per tutte l’esercito di Matilde suo principale alleato. Alla testa di un poderoso esercito sceso dal Brennero Enrico IV getta lo scompiglio nelle città del nord Italia (Verona, Mantova,…) che si ribellano a Matilde e giurano fedeltà all’Imperatore.
- Matilde e il suo esercito vivono con particolare drammaticità questo momento avendo ben presente la disparità delle forze in campo. La Contessa, al contrario dei suoi consiglieri, è consapevole che tanto la sottomissione quanto la sconfitta segnerebbero la fine di Canossa e il dominio incontrastato dell’imperatore sul papato.
- In questo contesto si realizza la coraggiosa scelta di Matilde che rifiuta - come le suggeriscono i suoi consiglieri - di asserragliarsi con le sue forze nella possente rocca di Canossa al centro di un reticolo di castelli e roccaforti ben muniti e difficilmente prendibili.
- Matilde, con lungimiranza e coraggio, ordina ai suoi soldati di attaccare l’esercito di Enrico IV.
- Nel testo il disegno di Matilde trova appoggio in Bernardo da Sologno che comanda le milizie dell’alto Appennino e nell’eremita Giovanni da Marola. Per gli storici fu proprio l’intervento appassionato di Giovanni da Marola a scongiurare la resa ed a proseguire la guerra.
- L’imperatore, fiducioso nella propria schiacciante superiorità e convinto di trovare l’esercito della Contessa arroccato dentro le mura di Canossa, si fa cogliere impreparato dalla temeraria iniziativa della grande Contessa e viene duramente sconfitto. A perenne ricordo di questo miracoloso fatto d’arme, nei luoghi dell’epico scontro, verrà costruita la chiesetta detta, appunto, “della battaglia” a Bergonzano di Quattro Castella.
- In questi avvenimenti si realizza la platonica relazione d’amore fra Matilde e Bernardo.
- La Contessa ha intuito da tempo i sentimenti del giovane Bernardo ed è, a sua volta, segretamente innamorata di lui. È lusingata dalla sua totale dedizione ma è, al contempo, assai preoccupata per la integrità in battaglia del suo amato.
- Combattuta fra questi opposti sentimenti la Grancontessa, da donna di fede, si rivolge a Dio offrendo il voto di rinuncia ad amare Bernardo in cambio della vittoria del suo esercito e della vita di Bernardo.
----
PERSONAGGI
- Matilde di Canossa,
- Bernardo da Sologno (comanda le milizie di pastori e contadini dell'appennino); figura di fantasia creata a ... titolo di "indennizzo letterario" per le popolazioni che concorrono a fare la storia ma di cui ci si dimentica.
- Alcina
- Narratore (Donizone da Canossa) (1)
- Coro.
TESTO
Introduzione (Narratore)
Son tornati i menestrelli!
son tornati a raccontare,
nelle corti e nei villaggi,
di Bernardo da Sologno
comandante valoroso
e Matilde di Canossa
grande donna e Gran Contessa
Essi cantano alle genti
di un amore tanto forte
da sconfiggere l’armata
dell’Enrico Imperatore
che voleva sbarazzarsi
di Matilde, sua cugina,
e asservire il Santo Padre
ai voleri dell’impero
Un amore assai garbato,
solo sguardi ed emozioni,
sublimato da Matilde
con un voto pronunciato
per difendere Bernardo
valoroso condottiero
dei soldati canossani
Per la vita di Bernardo,
disponibile a morire
per amore di Matilde
e la causa dei Canossa,
una donna innamorata
rinunciò di fronte a Dio
all’amore del suo amato
L’attesa (Narratore)
In attesa dell’attacco
i soldati di Canossa
son rientrati nella Rocca,
nei castelli di Bianello,
Monte Lucio e Monte Zane
ed in quello di Rossena
Pochi uomini all’esterno
per guardare la pianura
e seguire i movimenti
dell’esercito imperiale
giunto ai piedi dei rilievi
su cui s’erge la gran Rocca.
I soldati e i cavalieri
di Enrico Imperatore
sono fermi a prender fiato
con i servi indaffarati
a fornire ai combattenti
cibo vino e accampamenti.
Convocati a Parlamento (Narratore)
Convocati da Matilde
gli ufficiali e i Comandanti
coi vassalli e i feudatari
son riuniti a Parlamento
per decider la difesa
della rocca di Canossa
dall’esercito imperiale
Tante voci e una proposta
che prevale largamente:
impossibile affrontare un
esercito potente rafforzato
dalle truppe delle italiche città
che il ginocchio hanno piegato
per non essere assediate.
C’è soltanto un feudatario
che dissente in modo netto
dalla resa senza lotta.
È Bernardo da Sologno
che comanda le milizie
di pastori e contadini
tra Canossa e gli Appennini.
Sono fieri, coraggiosi
e assai temuti
i soldati di Bernardo,
le cui gesta, negli scontri
già avvenuti, sono
oggetto di racconto
nei bivacchi delle
truppe del contado
C’è una scelta alternativa
alla resa o allo scontro
in campo aperto!
Così esorta il Parlamento
con passione e voce forte
che Matilde non disposta
ad arroccarsi, asseconda
con lo sguardo e con i gesti
Predisporre un’imboscata
all’esercito imperiale
che è convinto di arrivare
alle mura di Canossa,
assediar l’antica rocca
e poi vincere per fame!
Agiremo all’improvviso
quando Enrico salirà
lungo i colli ed i calanchi
che conducono a Canossa
nel momento più propizio
per chi domina le alture
ed in modo inaspettato
per chi vien dalle pianure
Con i mezzi e con le armi
predisposti per l’agguato
i soldati di Matilde
combattendo con coraggio
sangue freddo e buona mira
fermeranno l’aggressione
dell’esercito imperiale.
L’intervento di Bernardo
è ripreso con passione
da Giovanni da Marola
eremita e uomo santo
riverito dai fedeli
e tenuto in grande conto
da vassalli, feudatari
oltreché da tutto il clero
Intervento di Matilde
In battaglia vince chi osa.
Io, Matilde, non mi arrendo
e mi oppongo agli aggressori.
Con il piano di Bernardo
chi difende è avvantaggiato
chiederò ai miei guerrieri
di combatter da leoni
Prima che divenga giorno,
condurrò i miei soldati
nell’altura superiore
ad attendere in agguato
il sovrano Imperatore
per colpire chi ci attacca
con astuzia e con vigore.
A Bernardo da Sologno
va il comando della guerra
perché schieri le mie forze
con la strategia migliore.
A lui solo obbediranno
ufficiali, feudatari e
ogni armato del contado.
Oggi stesso, io Matilde,
andrò in visita ai soldati
che si sono acquartierati
in attesa dello scontro
al di fuori delle mura
darò loro il mio saluto
esortandoli a lottare
Il momento è decisivo
e per tutti c’è futuro
se vinciamo la battaglia,
se riusciamo a fare muro
se lottiamo con il cuore
bloccheremo la salita
dell’esercito invasore
Per i posteri futuri
noi vogliamo si ricordi
che Matilde e i suoi soldati
con coraggio e con onore
affrontarono in battaglia
un esercito imperiale
di gran lunga superiore
Canto di guerra dei miliziani di Bernardo (Coro)
Siamo orsi, siamo lupi
e l’esercito di Enrico
colpiremo risoluti.
Siam pastori e contadini
ed esperti cacciatori,
con gli strali e i giavellotti
fermeremo gli invasori!
In battaglia siamo volpi,
e attacchiamo gli avversari
come vipere mortali.
Colpiremo con i dardi
mercenari ed imperiali
che ci vogliono rubare
case terre ed animali.
Ogni siepe, ed ogni masso
ogni arbusto ed ogni fosso
dovrà esserci alleato.
Per gettare lo scompiglio
nell’esercito invasore
riempiremo varchi e gole
con insidie e con tagliole.
Le milizie di Bernardo,
al segnale convenuto,
scatenando la battaglia,
da Rossena a Bergonzano
leveranno in alto il grido:
“Per Matilde Gran Contessa
o la morte o la vittoria!
Il sogno di Bernardo
Oh Matilde!, se ti guardo
il mio cuore intenerisce,
i tuoi occhi grandi e belli
sono i prati d’appennino
quando arriva primavera
sono il cielo del mattino
chiaro azzurro e frizzantino.
Le tue guance sono miele
che addolcisce labbra e gola
e il tuo corpo inebria i sensi
ed accende i sentimenti.
Io non so se i tuoi begli occhi
che mi scrutano curiosi
quando sono a Parlamento
sono attenti a quel che dico
o hanno letto nel mio cuore
la passione, i sentimenti
ed il sogno custodito
di portarti nei miei monti
lungo i pascoli fioriti
che profumano di menta
e confinano col cielo.
In quei luoghi, nel trionfo
dei colori, quando
giunge primavera,
puoi sentire, dentro i boschi,
il canto dolce del cucù,
e le grida dei rapaci
che volteggiano nel blu
Quando parli ai feudatari
e i capelli color rame,
fuoriescono sul viso,
i tuoi gesti misurati
per riporre al loro posto
quei bei trucioli ribelli,
si fan dolci e femminili
In quei piccoli momenti,
con quei gesti,
quasi sempre accompagnati
da un sorriso che illumina
il tuo viso, non sei più
la Gran Contessa,
ma una donna seducente
e il mio cuore si ristora
e il mio sogno si rinnova!
Vorrei tanto essere un re
per sposarti con gran festa
e portarti via con me.
Su nel cielo tante stelle
sulla terra la più bella e più preziosa
è Matilde gran Signora.
È la stella che nel sogno
vorrei fosse la mia sposa!
Non possiedo ori e gioielli
le mie uniche ricchezze che
ti dono volentieri
sono il bene che ti voglio
e, domani, la promessa,
che ti faccio sul mio onore,
di morir nella battaglia
o tornare vincitore.
Preghiera di Matilde
son Matilda la tua serva
Ti rivolgo una preghiera
che ti chiedo di ascoltare!
Ho informato la mia vita
ai precetti religiosi e
ho difeso con vigore sia
il contado di Canossa che
il Papato e la mia Chiesa.
Accettai di essere moglie
rinunciando ad esser donna.
Io Matilde fui oggetto
di trattati fra gli Stati
senza mai porre alcun veto
ho aderito a quei disegni che
mi vennero proposti
consapevole che il Cielo mi
ha, comunque, dato tanto.
Il tepore di un affetto
è un piacere sconosciuto
né il mio cuore ha
mai vissuto l’emozione
di un amore.
Ti rivolgo una preghiera!
guarda con benevolenza
i soldati che ho chiamato
a combatter la potenza
di gran lunga soverchiante
dell’esercito imperiale.
Chi li guida è un uomo buono
coraggioso e a me devoto.
Io ho letto nei suoi occhi
quel che avrei voluto udire,
ma non fu mai pronunciato,
per rispetto del mio rango
e timore di un rifiuto.
Se a Matilda fosse dato
di provare sentimenti
all’invito di quegli occhi
che mi chiedono di amare
alle mani di Bernardo
che mi vogliono abbracciare
con passione e con calore
vorrei tanto dire di sì.
Come prova del suo amore,
io capisco che Bernardo
getterà nella battaglia
ogni sforzo ed energia,
il coraggio che egli ha
ed intero il suo furore
fino a dare la sua vita
pur di vincere la partita!
Faccio voto alto e solenne
di rinuncia a questo amore
ma tu ascolta la mia prece
e proteggi i miei soldati
e Bernardo insieme a loro
Fa che torni sano e salvo
e sconfiggi l’arroganza
del sovrano imperatore!
Troverò fra le mie ancelle
una donna dolce e bella
che lo possa accompagnare
con letizia e tenerezza
nella vita che ha davanti
nelle terre fra i suoi monti.
Il mio solo desiderio
è vedere che Bernardo,
generoso e a me assai caro,
trovi pace e sia felice.
Io concluderò i miei giorni
in preghiera e castità
La rinuncia ad amare
per amor dell’amato
è l’amore più grande
che io riesco a pensare.
Io Matilde ho deciso
la mia vita sarà come
il voto ha sancito.
La battaglia (Narratore)
Son tornati vincitori
i soldati di Canossa,
con Bernardo da Sologno
han fermato i duri
assalti ad ondate ripetute
delle truppe comandate
da Enrico imperatore.
Nella nebbia che ha
celato agli imperiali
gli artifizi e le tagliole
seminate da Bernardo,
gli aggressori, intimoriti,
bersagliati dalle armi
e da nugoli di dardi
han dovuto ripiegare
le bandiere e gli stendardi
ritirandosi a svernare
nelle terre veronesi
evitando la disfatta.
Matilde a Bernardo (dopo la vittoria)
È un dovere a me assai grato,
o Bernardo, salutare il tuo
ritorno vittorioso e vederti
sano e salvo!
Il contado di Canossa
deve molto ai soldati
che hai condotto con
perizia e gran coraggio
A memoria imperitura
di una fulgida vittoria,
io intendo edificare
nella terra dove
avvenne la battaglia
un sacro luogo di preghiera
che ricordi i nostri eroi
(2)
Ma io devo anche informarti
di una cosa che riguarda
te soltanto: di una mia
libera scelta adottata
con grandissimo rimpianto.
Nella notte precedente la battaglia
ho pregato perché fosse
assicurata ai soldati
di Canossa ed al loro
Comandante la vittoria
ed ho chiesto di vederti tornar salvo
ben sapendo che rischiavi
di morire nella battaglia.
Ho offerto, in cambio a questo,
il mio voto di concludere la vita
in preghiera e castità.
Ottenuto quel che ho chiesto
manterrò quanto promesso.
Per il bene che ti voglio
e la stima che ho per te
ti presenterò Alcina
mia preziosa damigella.
Di Bernardo ella sa tutto
perché io le ho già parlato.
È una donna dolce e bella
e saprà farti felice.
Se vorrai vedermi lieta
siate sposi ed avrete
figli, amore ed un
prospero futuro
che Canossa garantisce
a Bernardo vincitore.
Mio Bernardo
feudatario di Canossa
e intrepido guerriero
da amica e da sorella
io ti dico dai la mano
ad Alcina la mia ancella!
e realizza insieme a lei
il tuo bel sogno d’amore
Per entrambi ogni giorno
sia leggero e il
trascorrere degli anni
sia sereno e senza affanni
nella terra soleggiata
dove quando è primavera
il mite canto del cucù
esce timido dai boschi
sale in alto verso il cielo
fino a perdersi nel blu
Bernardo a Matilde
Mia Signora Grancontessa
solo ora meglio capisco
quando Enrico
ci attaccava a testa bassa
per avere la via spianata
alla Gran Rocca
ed abbattere le mura
del perdono mal subito. (3)
Per imprimere una svolta,
e dar forza ai canossani
a concludere lo scontro,
mi gettai, coi miei compagni,
contro i militi imperiali
che volevano sfondare
costringendoli a tornare
dentro il loro accampamento
Fu quell’impeto guerriero
a dar forza ai canossani,
fu la nebbia nostra amica
generata dal tuo voto
a confondere i soldati
di Enrico imperatore
a portarci alla vittoria
e a salvare la mia vita.
Io mi inchino e dico grazie
farò come suggerisci:
sarà Alcina la mia sposa!
Farò in modo che gli
auspici pronunciati
siano tutti realizzati.
Il domani che mi aspetta
sarà quello che hai tracciato
Alcina a Bernardo
Oh Bernardo ti conosco
Senza averti mai veduto!
Le tue gesta da guerriero
per difendere la Rocca
son negli occhi e nel pensiero
delle genti di Canossa.
E Matilde, mia signora,
mi ha parlato lungamente
del tuo spirito leale,
del tuo feudo in appennino,
del coraggio che distingue
il tuo fulgido cammino.
Se desideri una donna
che ti sappia voler bene
renda dolce la tua casa
e continui il tuo casato
voglio dirti che son pronta
ad accogliere il tuo invito.
Bernardo ad Alcina
E’ dolce il tuo viso
mi piace il tuo dire
Matilde che legge
i pensieri nel petto
ha detto che Alcina
è la donna che aspetto
Raccogli il mantello
e dammi la mano
lasciamo il castello
ci attende il cammino
che porta a Sologno
nel verde appennino
Una lama di sasso (4)
con un borgo di case
e la Rocca nel mezzo
che presidia il paese
fra Cusna, Ventasso,
la Pietra e Minozzo (5)
La brezza in estate
che scende leggera
dal Cusna imponente
raffresca la sera
togliendo di dosso,
il caldo in eccesso.
Dalla cima più alta
del gigante dormiente, (6)
nei giorni sereni,
se guardi a ponente,
vedi il mare che bagna
Liguria e Toscana
Nel verde appennino
i prati ed i boschi
son luoghi incantati
e il coro dei grilli nelle
notti d’estate riempie i sogni
dei bimbi con fragole e fate
Alcina sii pronta a nozze di festa
coi miei miliziani, amici e invitati
con popolo e frati, con balli e tornei
per grandi e piccini con gente
che canta in piazza e per via,
con vino e cibo e tanta allegria.
Ottobre 1092 – Se tu guardi i Quattro Colli - (Narratore)
Ancor oggi,
se tu guardi i quattro colli
(7)
e la chiesa dedicata alla battaglia,
i castelli ancor presenti
ed i ruderi possenti
tra Rossena e Bergonzano
e ti spingi con lo sguardo
verso i monti del crinale,…
tra i suoi borghi, le sue torri
con i segni e con le pietre
che ricordano il passato, ….
quando a Ottobre si colorano le foglie,…
puoi sentire, dentro l’aria del mattino,
come un’eco che proviene da lontano
e sussurra di battaglie, volti, amori,
gesta epiche di gloria….
e racconta di una donna
Gran Contessa di Canossa
che ha segnato il Medioevo
e la storia dell’Italia,
con fermezza di ideali,
con imprese militari,
scelte ardite
e le ossa in San Pietro custodite.
Note:
Appendice fotografica
Corteo storico matildico (1956): In primo piano due dive dell'epoca. Elena Giusti con l'elmo e Edy Campagnoli con la spada. Alle spalle della Campagnoli sono il bimbo con la maglietta a righe che assiste al Corteo fra mia madre (occhiali scuri) e l'amica Rina.
Bergonzano di Quattro Castella
chiesetta della "Madonna della Battaglia": facciata e targa apposta sul fianco sinistro dell'edificio.
Torre di Casina: targa su un edificio lungo la vecchia strada della montagna reggiana che ricorda il passaggio di studenti e docenti degli atenei toscani nell'Aprile 1848 che parteciparono, come volontari, alla battaglia di Curtatone e Montanara contro gli austriaci. Di fronte alla rupe di Canossa simbolo della fierezza italica, i volontari rinnovarono il loro impegno a battersi per una Italia unita e libera da occupazioni straniere.










Commenti