LE FONTI DI POIANO: Una straordinaria risorsa inutilizzata
Le aziende termali in Italia hanno chiuso il 2025 con un fatturato di 1.269 milioni di euro (+8%): considerando l’indotto si arriva a circa 5 miliardi di giro d’affari. Secondo le previsioni nel 2026 il fatturato diretto dovrebbe superare i 1.350 milioni. Questi i dati forniti da Renzo Iorio Presidente di Federterme Confindustria al giornale economico Il Sole 24 Ore dell’ 11 Marzo scorso. Secondo i dati di Federterme in Italia ci sono circa 320 stabilimenti termali in attività in cui lavorano 12mila addetti. Gli hotel con stabilimento termale offrono 26mila posti letto.
Nell’appennino reggiano le Fonti di Poiano sono un prezioso bene naturale che potrebbe essere messo a profitto per creare occupazione. Negli anni settanta-ottanta del secolo scorso vennero redatti diversi documenti per lo sfruttamento di queste acque e, in particolare, nel 1982, la Camera di Commercio pubblicò uno studio redatto da due autorevoli esperti di termalismo (Basini e Della Sala) che conclusero il lavoro proponendo la realizzazione di un centro termale con importanti ricadute occupazionali (n. 64 posti di lavoro).
Naturalmente la proposta Basini/Della Sala andrebbe aggiornata ai canoni di un moderno centro termale coi nuovi bisogni di salute (fisioterapia, riabilitazione, wellness,…) che presentano forte potenziale di crescita.
Stupisce che in un territorio con un bisogno estremo di lavoro una potenzialità così rilevante venga completamente accantonata. Ed è singolare perché ci sono buone possibilità che capitali privati siano interessati ad investire nel settore a patto che gli enti preposti (a cominciare dal Comune) rendano agevole l’investimento. Se così fosse allora è ipotizzabile una sorta di scambio che subordini la concessione a garanzie occupazionali. Non è detto che lo stabilimento debba necessariamente essere situato in prossimità delle Fonti o nel comune di Villa Minozzo perché le vicine aree di Fora e Gatta sono rispettivamente in Comune di Toano e Castelnovo ne’ Monti.
Se Villa Minozzo e Castelnovo ne’ Monti adottassero una comune visione dedicando la valle dei gessi triassici anche alla riabilitazione con percorsi naturalistici facendone una sorta di “valle della salute” (a Castelnovo c’è l’ospedale!) come già vagheggiato dal compianto dott. Guiducci, lo scenario suggestivo di questa area diventerebbe particolarmente adatto ad ospitare anche le terme. Su questo tema serve anche la disponibilità del Parco che, ad oggi, non c’è: vedremo cosa farà la futura amministrazione.
Forse è un sogno ma anche la realizzazione dell’ospedale del Prof. Marconi lo era ed a quei tempi sognare costava molto di più! Però quel sogno ha salvato Castelnovo ne’ Monti e sostenuto tutto l’appennino.
Temo che oggi i sognatori non ci siano più e senza di loro il nostro territorio sta viaggiando verso un inarrestabile declino. Resta un interrogativo: quale visione hanno i nostri Amministratori per il futuro dell’appennino? Un grande Parco ricco di animali e pochi umani al servizio della pianura o un territorio vivo e attivo popolato anche di donne e uomini? In questo ultimo caso come pensano di creare il lavoro per trattenere e richiamare popolazione?
Giuseppe Bonacini (12/03/26)

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