Segnalazione a On.le Elena Bonetti
Gentile Prof.ssa On. Elena Bonetti
Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto.
Mi occupo di questioni relative alla demografia ed allo sviluppo economico dei territori montani da molti anni (sono un sociologo) realizzando iniziative, convegni e con articoli su questi argomenti.
Desidero segnalare alla sua attenzione il mancato adempimento di una norma votata dal Parlamento della Repubblica che sembra in parte (o in toto?) disattesa da chi dovrebbe porla in essere e che, ritengo, rientri nell’ambito della Commissione da Lei presieduta.
Mi riferisco alla attuazione dell’art. 14 della Legge sulla montagna n. 97 del 31/01/1994 che risulta ancora in vigore (la nuova legge sulla montagna n. 131/2025 non ha abrogato questo articolo della vecchia legge). Si può quindi osservare che siamo di fronte ad una norma votata due volte dal Parlamento.
art. 14 della “Legge sulla Montagna” n. 97/94 (Decentramento di attività e servizi)
Il CIPE e le regioni emanano direttive di indirizzo tendenti a sollecitare e vincolare la pubblica amministrazione a decentrare nei comuni montani attività e servizi dei quali non è indispensabile la presenza in aree metropolitane, quali istituti di ricerca, laboratori università, musei, infrastrutture culturali, ricreative e sportive, ospedali specializzati, case di cure ed assistenza, disponendo gli stanziamenti finanziari necessari.
Non dovrebbe sfuggire ai pubblici amministratori la portata innovativa dell’art. 14 della “vecchia legge sulla montagna” per i territori montani – ed in particolare per quelli del crinale appenninico – connotati da indicatori socio economici fortemente negativi. In queste aree è indispensabile fare ricorso a interventi amministrativi eccezionali perché la pur diligente” normale amministrazione” non è in grado di fermare/invertire il declino. In particolare occorre “creare lavoro” che dia opportunità a nuove famiglie e trattenga i giovani del territorio.
Non so cosa possa fare il CIPE espressamente citato dall’art. 14 (immagino parecchio!) ma conosco bene la mia regione (Emilia Romagna) che annovera 50 enti vigilati, 17 attività partecipate e 70 enti di diritto privato controllati. Tralasciando le USL, gli ambiti di caccia, Parchi, Ospedali,… restano un numero significativo di società regionali, fondazioni, istituti: dalla Agenzia regionale per il lavoro a quella per la sicurezza territoriale, all’APT, all’ARPAE, all’Atersir,… a numerose fondazioni (Vittime di reati, Trasporti e Logistica, Ebraismo e Shoah, Scuola di Polizia locale,…), Istituto Trasporti e Appalti, Agenzia sviluppo mercati telematici, Lepida,….Queste società sono quasi tutte localizzate a Bologna, hanno dipendenti (spesso parecchi) e generano un indotto rilevante lungo l’asta della Via Emilia che è tra le più inquinate e trafficate d’Europa con pesanti ricadute sulla salute (la UE calcola 60.000 decessi in Italia per malattie cardio respiratorie gran parte dei quali nella Pianura Padana).
Nell’Appennino emiliano, al contrario, aria, acqua, ambiente, parcheggi, silenzio, verde e tranquillità sono ai vertici della qualità. Purtroppo, manca il lavoro. Gli indicatori demografici denunciano da tempo l’allarme spopolamento e, ogni anno, i numeri peggiorano trascinandosi dietro, in una drammatica spirale, servizi essenziali pubblici e privati che non reggono al crollo demografico. Al di là di generiche denunce, tuttavia, non si vedono iniziative e soluzioni efficaci in un desolante “laissez faire” da parte di tutte le istituzioni pubbliche.
In questo quadro l’unica soluzione concreta e rapida è il “trapianto di lavoro generato dal pubblico” spostando in appennino alcuni degli enti regionali citati con l’aggiunta dell’Assessorato alla montagna che non ha ragione di essere localizzato a Bologna.
Sarebbe il segnale di una forte volontà di “riequilibrio del territorio” e, al contempo, di osservanza della volontà del Parlamento!.
Le chiedo di valutare il tema che sommariamente le ho prospettato. In particolare, per capire:
a) - Se il CIPE e qualche Regione abbiano dato seguito all’art. 14 citato;
b) - In caso positivo quali siano i provvedimenti adottati;
c) - In caso negativo quali siano le ragioni di tale omissione.
Resto volentieri disponibile per eventuali integrazioni.
Cordiali saluti,
Giuseppe Bonacini
Reggio Emilia 25 Febbraio 2026
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