Il filo da tessere per creare lavoro

Il filo da tessere per creare lavoro

La questione lavoro è la priorità per combattere il declino dei territori montani e del crinale in modo particolare. Si tratta di una considerazione talmente evidente che ripeterla risulta faticoso e frustrante laddove gli interlocutori pubblici regionali dichiarano di essere sintonizzati su altre priorità. Naturalmente la nostra Regione (ed i restanti amministratori) hanno il diritto di stabilire le priorità ritenute opportune così come i cittadini hanno quello di sostenere la priorità lavoro.

Un Amministratore pubblico, tuttavia, dovrebbe avere sempre presente i criteri fondanti della nostra repubblica a partire proprio dall’art. 1 della Costituzione che recita “”"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…."”  

Aggiungo che l’art. 10 dello statuto regionale recita” la Regione valorizza in modo equilibrato i propri territori con particolare attenzione alle zone disagiate della montagna, …”

Se i cittadini avvertono che i principi fondanti della Repubblica sono disattesi diventa difficile se non impossibile pretendere di coinvolgerli nella vita politica e amministrativa del Paese.

Negare il tema del lavoro in un territorio in forte declino o affermare che la demografia non serve a leggere il territorio e non aiuta a capirne le necessità è nascondere la testa sotto la sabbia. Oppure - e lo ripeto con profonda tristezza – ha ragione il grande demografo Antonio Golini che nel suo saggio di circa 30 anni fa “Il malessere demografico in Italia” osservava: “”Il malessere demografico dei piccoli e piccolissimi comuni montani potrebbe essere visto come un modo indolore di razionalizzare insediamenti di popolazioni … oramai considerati non più sostenibili dal punto di vista della organizzazione del territorio. Infatti la loro rivitalizzazione socioeconomica ….  richiederebbe investimenti produttivi e/o infrastrutturali troppo onerosi e poco accettabili dalla corrente sensibilità ambientalista. In questa ipotesi si potrebbe attribuire al ‘laissez faire’ delle autorità centrali e locali precisi – anche se non consapevoli e non sempre auspicabili – significati e obiettivi””.

E’ impossibile fare previsioni incoraggianti in un territorio con saldo naturale negativo da decenni!. Se già oggi nascono pochi figli le madri di domani saranno ancora meno di quelle di oggi e “produrranno” ancora meno figli. Sono considerazioni che appartengono al buonsenso e non solo alla demografia! Chi sosterrà le crescenti spese per una popolazione di anziani se non ci sono giovani al lavoro? I dati dell’ISTAT sono alla base del bilancio dello stato così come della Pubblica Istruzione per programmare la formazione delle classi ed assumere i relativi docenti. Le Regioni programmano la spesa sanitaria in base agli stessi numeri e diventa arduo mantenere la neonatologia dove le nascite continuano a calare!

Ecco perché molto sinteticamente chi si occupa di demografia non riesce a fare previsioni incoraggianti sul futuro di questo territorio: servono con urgenza iniziative straordinarie per l'appennino.

Il filo che le amministrazioni pubbliche non riescono a tessere è quello del lavoro che va cercato col massimo impegno mettendo in campo tutte le energie, le intelligenze e le occasioni disponibili dallo sfruttamento della filiera del legname a quella delle acque termali,

dalla coltivazione di essenze al risparmio energetico, alla educazione per creare figure in grado di sfruttare le occasioni imprenditoriali che esistono anche in montagna e non solo nel turismo. Al convegno tenutosi al Palasologno nel Luglio 2025 sul “Futuro del nostro Appennino” oltre al Sindaco e demografo Prof. Marco Breschi invitai, come relatore, il Dott. Stefano Sala di Unimont (Università della Montagna con sede a Edolo). Il centro Universitario d’Eccellenza “Università della Montagna” è un innovativo centro di formazione e di ricerca, specializzato nello studio e nell’analisi delle complessità del territorio montano, che nasce da un lungo percorso frutto della collaborazione tra gli enti territoriali con sede a Edolo in Val Camonica. Il polo UNIMONT dell’Università degli Studi di Milano mira a formare professionisti esperti del sistema montano, che siano in grado di esprimerne le potenzialità in un’ottica di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Le ricadute sui territori in cui opera in fatto di nuove imprese sono incoraggianti perché avviate da imprenditori giovani e preparati. In Italia, comunque, non mancano autorevoli Università che hanno istituito sezioni per montagne/appennini e che potrebbero essere coinvolte per interventi nel nostro territorio da Torino a Udine alla Tuscia (Viterbo) per citarne alcune: la più nota e specializzata resta, comunque, Unimont.

E’ incoraggiante che una figura autorevole e di grande competenza - mi riferisco al Prof. Luciano Rondanini - ed al suo articolo “Una bella notizia che apre un sogno Dopo l’ITS, l’Università” apparso su Tuttomontagna di Luglio 2026 proponga apertamente di portare nel nostro appennino l’Università: sono pienamente in sintonia e condivido la prospettiva da lui indicata. Il filo da tessere per creare lavoro necessita di conoscenza e imprenditorialità.

Gli Enti Locali lombardi della Val Camonica con Unimont hanno tracciato una via che merita attenzione. Dopo il corso di istruzione post secondaria a Castelnovo ne’ Monti c’è l’Università. Il sogno che auspica Rondanini è condiviso dai nostri Amministratori locali?

Giuseppe Bonacini                                                                       22/09/2026

 

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